“Da pensionato voglio fare lo zampognaro”. Il sogno del presidente Toracchio realizzato grazie a un diciassettenne

A un passo dal Villaggio Celdit, ieri mattina 21 dicembre, il suono delle zampogne ci hanno immerso nell’atmosfera del Natale. Nell’atrio dell’Ospedale Clinicizzato SS. Annunziata l’associazione culturale Zampogne d’Abruzzo di Chieti ha portato la sua musica come messaggio di lietezza per gli ammalati. Un momento di serenità da donare a chi è lontano dai propri cari per curarsi o per un lieto evento. Tra i reparti in cui hanno fatto sosta i musicisti, infatti, anche la Neonatologia. Non poteva poi mancare, per i suoi speciali destinatari, la Pediatria.

 

Zampogne d’Abruzzo, associazione culturale di Chieti

È la prima volta che il gruppo musicale destina una tappa all’Ospedale di Chieti, invece è già passato negli Ospedali di Pescara e Guardiagrele. Sì, perché l’obiettivo dell’associazione è, come recita il motto, “far rivivere e far conoscere” le tradizioni musicali abruzzesi e la cultura agropastorale andando nelle case di accoglienza per gli anziani, nelle scuole e negli ospedali, e diventando punto di riferimento per chi desideri imparare  a suonare la zampogna. Ad organizzare l’evento è stato il dipendente Asl Fernando Di Primio che ha preso contatti con il direttore generale a luglio scorso.

Così il presidente di Zampogne d’Abruzzo, Tonino Toracchio, ha realizzato il suo sogno nel cassetto: “quando andrò in pensione voglio fare lo zampognaro”, ha sempre detto. Ha fondato l’associazione nel 2001 riunendo appassionati di musica tradizionale. Molti di loro sono professionisti: medici, dietisti, maestri di musica, un biologo che suonava la chitarra classica alla Scala di Milano. L’occasione è stata data al presidente dall’incontro con l’allora diciassettenne Antonello Di Matteo, oggi trentenne, insegnante a Filadelfia e musicista alla Filarmonica, che ha contribuito alla formazione del gruppo. Grazie a lui i soci hanno appreso la tecnica musicale per suonare una zampogna, e prima ancora le tradizioni a essa legate.

I musicisti oggi sono 25 e suonano anche ciaramelle, organetti e percussioni. Tra questi un gruppo di quattro giovani, i Petra, che girano il mondo carichi di cultura abruzzese. In questi giorni si trovano in Svizzera, due anni fa sono stati nella comunità abruzzese del Canada per conto del CRAM, Coordinamento regionale abruzzesi all’estero. E poi ancora, in Grecia con un progetto comunitario per lo scambio culturale, in Germania, in Croazia. Il calendario degli appuntamenti si dipana per tutto l’anno. Il Natale, il più caratteristico, è uno dei tanti.

Tra i musicisti c’è il cardiologo Antonino Scarinci, definito cardio-zampognaro, “che con le note aggiusta il cuore”. La più giovane del gruppo è Irene Di Marco, 17 anni. Suo fratello Christian, altro componente, suonava il pianoforte già all’età di sette anni. Il più grande è Primo Pierfelice, 82 anni. Ieri straordinariamente erano presenti anche il maestro Christian Patriarca con l’organetto e la sua consorte col tamburello.

Così la tradizione pastorale abruzzese continua a vivere e diffondersi, e probabilmente a rafforzarsi dopo che l’Unesco ha dichiarato solo qualche giorno fa la Transumanza Patrimonio immateriale dell’umanità.

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