Il Villaggio Celdit aspetta la biblioteca di quasi 8000 libri, dono prezioso della poetessa Marilia Bonincontro

Ricostruire la vita di Marilia Bonincontro non è cosa semplice, schiva e solitaria com’era. Ma è per noi un dovere, grati come le siamo per aver lasciato in eredità la sua preziosa biblioteca di 7700 libri al Comune di Chieti. Guardarla un po’ più da vicino ci aiuterà a comprendere quale valore ha avuto per la storia culturale della nostra città. Ci aiuterà anche a ricostruire l’ambiente nel quale si muoveva e l’humus socioculturale in cui operava. Oggi riannodare i fili di quella storia e di quel vissuto, ripercorrere a ritroso le strade lungo le quali la Bonincontro ha posato i sassolini per indicarci la sua passione, sarà utile a ridisegnare la mappa dei confini entro cui la città ha espresso le proprie potenzialità umane ed emotive.

 

 

La poetessa Marilia Bonincontro

Era nata e viveva a Chieti Marilia. Insegnante e poetessa, ci ha lasciati il 25 gennaio del 2019, all’età di 75 anni. E ci ha fatto un dono immenso: una biblioteca di quasi 8000 libri che, per continuare a coltivare talenti, aspetta solo l’apertura della sede nei locali di Chieti Solidale al Villaggio Celdit di Chieti Scalo. Infatti, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Chieti, con Delibera di G.C. n. 774 del 31 luglio 2019, ha individuato il locale sito in piazza San Pio X, già in uso a Chieti Solidale Srl come Centro Polifunzionale la cui responsabile è la sociologa Fabiola Nucci, e ha affidato alla stessa Chieti Solidale – presidente Sonia Spinozzi – la gestione di una sala lettura e un centro studi offrendo i libri lasciati in eredità allo stesso Comune dalla docente. In riferimento alla stessa Delibera n. 774 nell’ottobre scorso, al fine di sollecitare il trasferimento dei volumi dai locali di piazza Carafa in cui sono conservati, il Settore Servizio Cultura del Comune di Chieti chiede al dirigente dei Lavori Pubblici di provvedere alla ricognizione e al ripristino dell’utenza per l’energia elettrica nel Centro Polifunzionale. Allo stesso tempo Chieti Solidale spera in una rapida risoluzione del problema, convinta com’è che quella collezione libraria di “pregevole valore culturale e di alto contenuto umano” debba divenire presto patrimonio della città.

Precisamente, al Comune la collezione libraria è arrivata in un secondo momento. Il primo lascito fu fatto dalla professoressa ai quattro amici di sempre ai quali era legata da profonda stima: Mirella Corsini, Rolando D’Alonzo, Antonella De Luca e Pina Allegrini. Sono stati loro poi, realizzando la volontà di Marilia, a donare i libri all’ente pubblico che li custodisce tuttora in alcuni locali della sede distaccata del Comune, in piazza Carafa a Chieti Scalo. Questa conclusione è stata favorita dall’intervento esperto del giornalista e bibliotecario storico dell’Università D’Annunzio, Mario D’Alessandro, che grazie alla sua conoscenza del territorio ha reso più agevole l’incontro tra i privati e le istituzioni.

 

 

 

 

I libri, che per il momento giacciono serrati dentro scatoloni, sono i più diversi: romanzi, saggi di filosofia, società, scuola, mondo delle donne, testi di critica letteraria, politica, storia; monografie di arte, dizionari vari, riviste di Letteratura, libri di teatro, cinema, spettacolo, Diritto, psicanalisi; testi di grandi scrittori che hanno fatto la storia della Letteratura.

 

 

La loro destinazione, dunque, sarà nella stessa piazza del Villaggio Celdit dove nel 1982 fu istituito un Centro Servizi Culturale gestito dalla Regione Abruzzo, che conteneva anche una biblioteca con 15 mila libri. Successivamente, sotto la stessa gestione, diventò Agenzia per la Promozione Culturale. Il Centro chiuse nel 2000 e fu trasferito nella parte alta della città di Chieti, in via Della Liberazione, e chiuso definitivamente in seguito all’ultimo terremoto, privando la città anche di quel ricco patrimonio librario. Nello stesso anno 2000 l’amministrazione comunale e l’Assessorato alle Politiche Sociali hanno voluto trasformare gli spazi lasciati dalla biblioteca in un Centro servizi culturali per favorire l’aggregazione giovanile, denominandolo Centro ragazzi 2000. Usufruendo degli stessi locali l’attuale Chieti Solidale srl nel 2007 ha avuto in affidamento i servizi socioassistenziali ed educativi del Comune.

La storia della nuova biblioteca del Villaggio Celdit non poteva iniziare in modo migliore, con un gesto generatore di nuove relazioni, che contribuirà a rivitalizzare il quartiere, già avviato verso un processo di rigenerazione con l’aiuto della stessa comunità. Offrirà anche un’opportunità in più ai ragazzi dello Scalo.

L’ultimo gesto, la Bonincontro, lo ha rivolto alla sua città che ha profondamente amato. La grande poetessa del ‘900, come viene definita, pur passando molto tempo sui libri, trovava spazio da dedicare ai suoi concittadini e al progresso della città: invita a Chieti il grande poeta e critico letterario e cinematografico Mario Luzi, vincitore nel ’78 del Premio Viareggio per il quale una sua stessa poesia viene selezionata; sovrintende al Quartetto Pegaso composto dallo scrittore e saggista Massimo Pamio, la poetessa Pina Allegrini, il contrabbassista Marcello Sebastiani e l’arpista Antonella Angelozzi; propone alla città eventi di Avanguardia: fa venire la compagnia teatrale sperimentale Living Theatre, fondata nel 1947 dalla regista teatrale, attrice e scrittrice Judith Malina.

Per la riconoscenza che le dobbiamo e che le vogliamo, indipendentemente dal suo credo religioso e politico, lo spazio che dedicheremo a Marilia non potrà essere piccolo. Nel cercare informazioni su di lei ci siamo trovati di fronte a tanto materiale, a una donna di grande levatura culturale. Le notizie saranno frammentate, prese un po’ qui e un po’ lì, poche sono le testimonianze delle persone che l’hanno conosciuta, ma nell’insieme ci auguriamo che il suo spessore umano e culturale possa essere restituito alla memoria di questa città.

Lucia Vaccarella: amava il teatro, la musica classica e il jazz. Aveva una passione sviscerata per Maria Callas. 

L’insegnante e scrittrice teatina Lucia Vaccarella ci ha aiutato a definirne il profilo biografico e caratteriale: “Insegnante in discipline Letterarie all’Istituto Tecnico Industriale “Luigi di Savoia” di Chieti, era anche poetessa e traduttrice. Potrei definirla ideologica, progressista, democratica, di sinistra dura e pura, pasoliniana, cioè fuori da ogni schema convenzionale. Era dotata di una particolare limpidezza interiore e di un innato istinto nella trasmissione del suo sapere: voleva offrire ai ragazzi, soprattutto a quelli più deboli, uno sguardo sulla Letteratura, convinta che essa potesse rappresentare un modello di comportamento. Era una donna preparatissima, aveva una cultura enciclopedica, leggeva tantissimo, parlava correntemente il francese.

Non si era sposata, viveva una vita appartata, introversa caratterialmente ma non chiusa, solitaria ma non sola. Ricordo quando a scuola presentò il libro di poesie “La cenere degli astri”, edito da Il Vecchio Faggio (1988).

Era molto impegnata: insieme a Rolando D’Alonzo sovrintendeva al Quartetto Pegaso composto da Massimo Pamio, Pina Allegrini, Marcello Sebastiani e Antonella Angelozzi, due di loro suonavano e due recitavano; in occasione dell’inaugurazione della Casa Editrice Noubs, Marilia e Pamio invitarono a Chieti Mario Luzi. Ha fatto tante cose per la realtà cittadina, queste sono solo alcune. Organizzava anche mostre di libri di poesia.

La ricordo come una forte camminatrice e fumatrice. Aveva un grande amore per i cani, ne aveva tre o quattro con cui faceva lunghe camminate per le strade di Chieti, durante le quali spesso la incontravo. Amore per i cani che apparteneva anche alla sua famiglia visto che l’attuale canile rifugio della città è intitolato alla memoria del fratello Achille, socio della Onlus Amici degli Animali, per la sua impegnativa opera di volontariato.

Acquistava quotidianamente molti giornali, si aggiornava sull’attualità e la politica; amava il teatro, la musica classica e il jazz, aveva una passione sviscerata per Maria Callas. Allo stesso tempo, era aperta alle nuove correnti di avanguardia: fece venire a Chieti la compagnia teatrale sperimentale Living Theatre di Judith Malina, che organizzò un laboratorio teatrale. In occasione della rappresentazione dello spettacolo conclusivo del laboratorio regalò ciclostilato agli spettatori un suo testo dedicato alla compagnia.

Abitava in una casa che avrebbe potuto essere definita un museo, con una grande biblioteca, quadri di artisti famosi e fotografie di grandi scrittori, dischi preziosi. Una casa in cui stavi bene, in cui ritrovavi l’equilibrio e le radici dell’essenziale. Si percepiva il messaggio di una vita volta alla ricerca del senso dell’esistenza. Era atea, però è come se avesse trovato equilibrio e serenità nell’immortalità della bellezza.

Chi non l’ha conosciuta può ritrovarla nei libri che ha lasciato, chi l’ha conosciuta invece ricorda la sua schiettezza, a volte appariva persino brusca, ma starle vicino era un arricchimento, si usciva dalla quotidianità e si respirava cultura, bellezza e armonia”.

Anche la libraia Antonella De Luca ha parlato dei libri della poetessa in un’intervista rilasciata a Il Centro dopo la Delibera comunale che ha ufficializzato la destinazione della biblioteca: «La casa di Marilia non era più una casa normale, era invasa dai libri: erano ovunque, sembrava una biblioteca… da bambina comprò il suo primo libro, all’epoca in cui c’era mio nonno a gestire l’attività. È stata senza dubbio la nostra cliente più appassionata. Da quel primo libro, in casa della professoressa ne sono arrivati quasi altri 8mila. Marilia avrebbe voluto lasciare i suoi libri in dote alla città, avrebbe voluto creare una biblioteca, un punto di incontro per togliere i ragazzi dalla strada e trasmettere loro la voglia di conoscenza. Noi abbiamo portato avanti la sua volontà”.

La Delibera del Comune di Chieti è arrivata a circa sei mesi dalla morte della poetessa annunciata su Facebook dal suo caro amico Massimo Pamio: <Si è spenta la cara esistenza di Maria Giulia Bonincontro, più nota come “Marilia”, poetessa e traduttrice. Era autrice di numerose pubblicazioni di poesia e di traduzioni di scrittori francesi, tra i quali Jean Cocteau e Marguerite Duras. Tra le sue pubblicazioni, Sul ciglio dell’ombra, testo di poesia, selezionato al Premio Viareggio, introdotto da una penetrante e persuasiva lettura critica del docente di Letteratura all’Università di Modena Adriano Marchetti, critico tra i più raffinati che, mentre viene ragionando sui modi e sui temi della sua poesia, definisce fondatamente l’autrice un classico moderno: “Marilia Bonincontro è indubbiamente una delle attuali voci considerevoli della poesia italiana”. Scrive sempre Marchetti: “Che un poeta sia fedele alla poesia sembra un’evidenza, ma quella di Marilia Bonincontro non è solo fedeltà alla poesia, è fedeltà a quella voce che precede la parola stessa, alla stregua di quella cui si riferivano i nostri primi lirici: quel “dettare dentro” che la lingua ridice in quanto “acustica dell’anima”, secondo l’espressione di Novalis” (…).

La poesia di Marilia non è il disvelamento poetico del mondo, ma è il trasferimento del mondo nel poetico stesso; non nomina l’inconoscibile, ma gli dà luogo nel linguaggio. Non è una sorta di esperienza assoluta, mistica e neppure più letteratura, benché questa vi prenda posto; è forse, a un grado eminente e ancora non abbastanza percepito, un dire il mondo attraverso la dimensione redentrice del tempo”. Da tutti noi, l’augurio per un buon viaggio, che la luce guidi i tuoi passi nell’Oltre, Marilia, grazie per essere stata con noi, per aver condiviso le tue emozioni, le tue parole, per averci donato la tua benevolenza>.

Sempre Pamio elenca le altre opere della Bonincontro:

La cenere degli astri (poesie, Vecchio Faggio, Chieti 1988), Variazioni (testi poetici in catalogo d’arte di Nino Luca, 1991), La firma del fuoco (poesie, con grafiche di Nino Luca, 1992), Ton regard – ma main (testi poetici con foto di Giovanna Petrini, 1996), Retabli (poesie, Noubs, Chieti 2006), Deserta luce (ed. priv., s.d.). Ha curato: Catalogo di un disordine amoroso (Vecchio Faggio, Chieti 1988), Parole d’acqua (Foto di Giovanna Petrini, con testi poetici di M. Bonincontro, 1995), L’esilio della poesia. Poeti italo-canadesi (Noubs, Chieti 1996), Un nome tra le pietre – per Clemente Di Leo (con Pina Allegrini, Noubs, Chieti 1996), Il volto dell’altro (presentazione e testi poetici in catalogo d’arte di Nino Luca, 2009). Ha tradotto il poemetto L’Ange Heurtebise, di Jean Cocteau, per il numero monografico “Racconto dell’Angelo” della rivista In forma di parole (IV, Crocetti editore, Milano, 1999). Sul numero 6 (luglio-settembre 2006) della rivista Bibliomanie (www.bibliomanie.it) è presente un suo saggio Attraverso le Illuminations. Interrogazioni di M. Bonincontro. Per le Edizioni Noubs aveva curato, insieme a Pina Allegrini, la collana di poesia Setticlavio.

Tonita Di Nisio: Marilia Bonincontro, l’archivista della bellezza e della memoria che custodiva una stanza delle meraviglie     

Tra tutte le sue opere, però, la più citata, analizzata, ammirata è “Sul ciglio dell’ombra” – definito “un libro di poesia come non se ne leggeva dai tempi di Leopardi” -, scritta nel 2013, alla quale l’insegnante Tonita Di Nisio ha dedicato un saggio edito da NoUbs, con la prefazione di Adriano Marchetti docente, negli anni passati, di Lingua e Letteratura Francese nelle università di Bologna, traduttore anch’egli come la Bonincontro di testi francesi, convinto che la traduzione sia la via sovrana per la comprensione di un testo.

Vale la pena riportare alcuni tratti del saggio della di Nisio che può essere trovato al seguente link: https://noubs.wordpress.com/2013/11/09/tonita-di-nisio-ee-sul-ciglio-dellombra-di-marilia-bonincontro-edizioni-noubs/ :

<L’autrice, che tutti conosciamo come schiva e riservata, rigorosa al punto da apparire severa o distante, ci offre la sua “confidenza”, ovvero, mostra di avere fiducia e speranza nei suoi lettori. Di quale confidenza si tratta? Di quale disponibilità generosa? Per comprenderlo, bisogna considerare prima quello che gli addetti ai lavori chiamano il corpo del libro, che è confezionato con rara eleganza, ma in modo che anche la materia racconti ciò che ogni pagina e ogni verso dicono.

Sulla copertina, vergato con la grafia sicura dell’autrice si avvolge l’incipit di “A Mario Luzi-In memoriam”, a indicare sotto quale segno si iscrive tutta la lezione etica del libro: elevare un canto in difesa della civiltà e dell’arte messe da parte nel nostro mondo. Ne Sul ciglio dell’ombra Orfeo torna ad essere solo il poeta per antonomasia, che ci insegna che c’è l’arte prima dell’arte e che ci può essere l’arte solo dopo l’arte.

Ma ora apriamo il libro. Introduce la silloge di testi una penetrante e persuasiva lettura critica di Adriano Marchetti, che, mentre viene ragionando sui modi e sui temi della sua poesia, definisce fondatamente l’autrice un classico moderno. “M.B. è indubbiamente una delle attuali voci considerevoli della poesia italiana.” L’analisi di Adriano Marchetti è una lettura magistrale e, per le interpretazioni a venire, sarà impossibile prescinderne. Ovviamente, chiudono il libro, in una sorta di ring-composition, le pagine appassionate dell’amico editore Massimo Pamio e il devoto ringraziamento dell’amica di sempre e curatrice dell’opera Pina Allegrini, all’archivista della bellezza e della memoria: dico ovviamente poiché sono stati tra i primi lettori delle sue raccolte, quasi sempre tenute gelosamente chiuse nei cassetti segreti e talora pubblicate “alla macchia”. È anche grazie a loro che possiamo nutrirci di questo pane di poesia.

Poi le raccolte, dal 1976 al 2005, tra le tante prodotte da Marilia Bonincontro; un viaggio nel tempo e nello spazio della pagina su una tastiera lessicale preziosa, un percorso non di sperimentazione, ma di esperienze diverse, legate da un’intima coerenza: I. Con le foglie d’autunno; II. Microstoria; III. L’angelo obliquo; IV. Il nome del deserto; V. Deserta luce; VI. Au versante de l’ombre; Croce copta.

Ci aggiriamo anche noi nei penetrali della casa di cui Marilia confidenzialmente ci apre, anzi spalanca le porte. In quella che Massimo Pamio definisce la wunderkammer di Marilia, cioè la “stanza delle meraviglie”, lo sguardo è rapito dai tanti retabli, cioè dalle pale d’altare con vari scomparti in cui le foto del fratello Achille , della madre, di Virginia Wolf, di Marcel Proust, di Maria Callas, di Edoardo e di tanti altri poeti lumeggiano un panorama di oggetti, di quadri, di poster, di libri, di dischi, rari e non, ma comunque sempre preziosi. Giriamo così nelle “dorate stanze” di una donna “abitata di musica”, “abitata di poesia,”, “abitata di Bellezza” in un una parola. Non c’è snobismo nell’aprirci signorilmente questo posto dell’anima, ma la necessità di aiutarci a situare – per riusare le parole di un biglietto inviato a me nel 2006 – “i frammenti del mio mondo di Ombre, questi echi di voci che accompagnano le mie albe e le mie notti”. Una casa che racconta il culto della lettura e la passione per le arti come momento fondativo della coscienza di sé e dell’altro. È per questo che troviamo logico, essenziale persino che Emily Dickinson, Rilke, Cristina Campo, Giorgio Caproni, Giorgio Morandi, Jacques Brel, Rudolf Nureyev, Pessoa, Marina Cvetaeva e tanti altri siano presenze che si traslano con naturalezza sulla pagina accanto ai lari domestici, disperatamente amati.

Riguardo ad Ombra, voglio ricordare quel che ha detto Adriano Marchetti: “I componimenti …sono germinati da una vera e propria skiagraphia, una scrittura dell’ombra, dove gli eventi, in prossimità di scene silenziose, sfuggono alla narrazione, lasciandosi appena percepire in una teoria di lampi, che si colgono in uno spazio di tempo attraversabile solo dal canto.”

I testi che chiudono la raccolta, In memoriam e Sadness, – che M. definisce “quasi un oratorio per due voci, arpa e contrabasso” – oltre a riepilogare e definire uno dei temi decisivi del libro, quello dei morti, riassumono anche la poetica della Bonincontro: si rivela netta la distanza dalle origini ermetiche, e dunque dalla tradizione simbolista che ne sta alle spalle. In questo dissonante/e tarato-imbarbarito/ tempo che ci è dato, l’io lirico non cerca una comunione con gli oggetti o un contatto la natura: ricostruisce tramite i nomi di Luzi, Mozart, Marina Cvetaeva, Puskin, Shelley, Keats e Leopardi, un proprio itinerario intellettuale e constata che al presente, essi scendono “nella fossa comune”. Una volta scartati, rimossi e sepolti nell’anonimato, non varrà più la pena di vivere per l’interlocutore che tesse il filo dei ricordi torto e ritorto, piagato tra le dita. L’ultimo verso, preso in prestito da Lorca, recita: “Dorme, non resta niente.” È forse una resa? Un invito ad accettare la mediocrità e la meschinità del nostro tempo? Per far questo Marilia non ci avrebbe schiuso generosamente le porte della sua Casa per la Poesia, né ci avrebbe fatti inoltrare nel suo continente poetico ove si tocca ad ogni verso l’inquietante mistero della perfezione>.

Tonita Di Nisio, Pina Allegrini e Marilia Bonincontro

 

La professoressa Tonita Di Nisio, in un pomeriggio storico del 18 ottobre 2013 presso la libreria De Luca, in via Cesare de Lollis a Chieti, fece l’introduzione al libro “Sul ciglio dell’ombra” in occasione della presentazione dello stesso libro. In quell’occasione – era presente anche la Bonincontro – la poetessa Pina Allegrini ha letto alcuni brani poetici tratti dal libro. Hanno moderato la serata l’editore Massimo Pamio e lo scrittore e poeta Rolando D’Alonzo. Gli amici cari di sempre ancora una volta insieme.

Sempre a Sul ciglio dell’ombra (1976-2005) è dedicata la lettura di Giorgio Linguaglossa sul Blog La presenza di Èrato che vuole essere la palestra della poesia e della critica della poesia operata sul campo, un libero e democratico agone delle idee, il luogo del confronto dei gusti e delle posizioni senza alcuna preclusione verso nessuna petizione di poetica e di poesia:

<Forse c’è un eccesso di fedeltà di Marilia Bonincontro a sé stessa, alla propria voce, sempre eguale (a distanza di quaranta anni il suo timbro vocale, la sua spartana lessicalità, il verso breve parametrato sul respiro breve e come ansimante è rimasto lo stesso). Forse è questo ciò che fa di una voce una voce autentica. La fedeltà di restare ancorata alle proprie radici, alle proprie tematiche, alla propria insostituibile voce. Lo scavo interiore diventa così scavo lessicale e aderenza dello stile alla «cosa» da dire. Non c’è ironia nella poesia della Bonincontro, non c’è neanche autoironia. Non c’è né distanza né prossimità tra l’autrice e la sua poesia. Non c’è nulla da ironizzare, ne manca la materia, anzi, potrebbe risultare anche operazione maldestra e venata di sottile albagia. Non è neanche poesia «umile», perché non c’è nulla per cui valga la pena mostrare l’altra guancia. Una voce asciutta, essenziale, che non usa perifrasi o fraseggi seduttivi, che va dritta al dunque. Faccio qui una scelta personale delle poesie della Bonincontro secondo il mio gusto e le mie predilezioni. Buona lettura.

Paradiso? No, grazie!/Troppa luce, brucerebbe/il film della memoria –/mio solo Aldilà.

Come s’inganna il mondo/che mai ti vide al mio fianco.

Gli angeli – con ali/verdi o bianche –/la loro parte recitano/tra cielo e terra –/come si conviene./E dio non è da meno –/Cambia costumi/e calca il palcoscenico/Più vera è l’ape-/baccante delle rose –/che su uno stelo/dondola beata.>

Quest’ultima poesia a noi de “LaPe, il miele della cultura” è particolarmente cara: alla recita degli angeli che a volte sono demoni travestiti, al dio che cambia costume a seconda dell’opportunità del momento di chi lo usa, la poetessa contrappone la verità dell’ape, appassionata e danzante tra i fiori che produrranno frutti.

I magnifici retabli di Marilia

A voler sintetizzare la bibliografia di Marilia potremmo ricordare inoltre “La cenere degli astri” (1988), “Variazioni” (1991), “La forma del fuoco” (1992), “Ton regard – ma main” (1996), “Retabli” (2006). Quest’ultima richiama i bellissimi retabli, grandi pale d’altare inquadrate architettonicamente, che la poetessa conservava nella sua “stanza delle meraviglie” descritta più sopra da Tonita Di Nisio.

“Retabli” della Bonincontro è un testo di poesia, Edizioni Noubs, con prefazione di Massimo Pamio e Pina Allegrini. È stato recensito da Giuseppina Rando su Literary nr. 3/2011:

“Ombre scolpite.

Leggere Retabli di Marilia Bonincontro è come percorrere una galleria d’arte cinquecentesca o visitare un museo di opere alessandrine di età ellenistica, tanto è il fascino e la perfezione dei tratti che da ogni immagine si propaga. Più che retabli appaiono gruppi marmorei o cammei dalle splendide venature, dove la parola poetica scolpisce la storia dell’anima che si vuol raffigurare. Del resto, il vocabolo “retabli” appartiene all’arte scultorea o pittorica, ma nella poesia della Bonincontro si carica di senso esistenziale: ogni retablo racchiude, in perfetta sintesi, il frammento e il fondamento dell’anima dell’essere.

Sfilano, uno dopo l’altro, il volto e l’anima della madre, di personaggi come Greta Garbo, Virginia Woolf, Pier Paolo Pasolini, Paul Celan…. Frammenti di vita – evocati da parole e da luoghi – danzano il tempo della poesia e della storia, e… alla fine del verso, l’Ombra riposa assorbita da quel che non c’è; la pausa o lo spazio bianco offrono allora, la possibilità di dialogo tra la poesia e il lettore.

Pur nella brevità del testo s’avverte come un desiderio di trasformare la sconfitta umanità in una forma di Silenzio che dia voce perenne, che dia Vita. È infatti la raffigurazione dell’“assente” che vive di ciò che più è presente e vivo, simile al rapporto tra voce e pensiero. È la parola poetica che prima si fa immagine, poi si trasforma in brivido, in un cerchio che dalla morte va verso la vita e dalla vita verso la morte. Ombre scolpite.

Elementi della natura (luce, vento, luna, onda, roccia) s’intrecciano e percorrono le vite di quei volti, siano essi familiari dell’autrice o personaggi della letteratura e dell’arte.

Ogni retablo assume poi una propria compiutezza, una sua singolarità entrando in uno spazio altro che è quello del pensiero; ed è in quest’atmosfera che si può ascoltare la voce della poetessa che chiama l’arte, il mito, la natura, la storia, incarnate in figure, ora a lei vicine, ora lontane, nel tempo e nello spazio, ma legate sempre dal medesimo battito del cosmo, dal ritmo della vita e della morte.

È la potenza della parola poetica che riesce a fissare l’essenza storica di un’anima o di un sentimento.

È la luce della mente che risplende luminosa nella fusione tra l’io poetante e la fredda, oggettiva realtà degli eventi.

È l’esperienza della sofferenza personale che ritorna in ogni pagina trasfigurata e trasferita in un contesto profondamente drammatico e universale.”

Molti sono i libri della Bonincontro editi dalla Casa editrice NoUbs, diretta da Massimo Pamio con l’obiettivo di fare libri preziosi fatti a mano “destinati a poche persone, eremiti, bibliofili, amanti del bianco cesellato e sporcato da poche parole. Insomma, l’obiettivo era il silenzio e il mutismo di fronte al verificarsi di piccoli miracoli amanuensi. C’era l’idea di acquistare un tornio del Settecento, per stampare. Le edizioni Noubs sono nate con una piccola raccolta di poesia di Stefano Stringini, Rimario d’oltremura, con prefazione di Francesco Iengo. La prima collana è stata Acumina, il cui primo numero è stato “Poesie scelte” di Mario Luzi, a cura di Massimo Pamio, con una poesia inedita scritta a mano e donata alla casa editrice dalla generosità di Mario Luzi. Tra le pubblicazioni, Poeti italo-canadesi”, a cura di Marilia Bonincontro e di Pina Allegrini”.

La bellezza: “un’eccedenza del sentire rispetto alla comprensione”

Accomunava Pamio alla Bonincontro l’amore per la bellezza: “A mio avviso – dice Pamio – quel che va tutelato è il senso della Bellezza, così faticosamente conseguito dai nostri progenitori, che hanno fatto dell’Italia il giardino d’Europa e il Paese più ricco al mondo di beni artistici e architettonici, centro del turismo mondiale.

Se tornerà l’amore per la Bellezza, tornerà la passione degli uomini per i nostri musei, per le biblioteche, la gente ricomincerà a leggere, a rispettare sé stessa e gli altri, e le cose andranno meglio. Per tutti.

In Italia si vive in una cornice storico-archeologica in cui la bellezza proviene dal passato, ma spetta agli uomini del presente conservarla, contro gli attacchi provenienti dall’esterno, più che dall’interno. Ogni città, ogni paesaggio italiano recano una strategia complessa: come se gli uomini del passato avessero compreso che solo attraverso la bellezza (sculture, architetture, quadri, libri strategicamente disseminati in chiese, palazzi, biblioteche) avrebbero potuto tramandare la loro storia e difenderla dalle mire dei nuovi barbari. La bellezza infatti è difficile da distruggere: chiunque, anche la persona più ignorante, avverte che quella chiesa o intuisce che quel quadro rappresentano una ricchezza, un patrimonio da difendere. La definizione di bellezza, non a caso, si basa su un’eccedenza del sentire rispetto alla comprensione, su un mistero che si sprigiona da questa divaricazione. Un Paese ricco di bellezza non può essere attaccato facilmente: i nostri progenitori creando bellezza hanno eretto un muro di difesa più alto della Muraglia Cinese. Oggi la civiltà barbarico-tecnologica ha bisogno di affermare il proprio potere attraverso l’omologazione, ma che cosa si oppone all’omologazione più della bellezza, che conserva la Differenza, la Storia, le particolarità di una Nazione per secoli e secoli?”

E poi un’amara riflessione di Pamio sulla poesia e sui poeti: <questa società consumistica li fa apparire ridicoli, opacizza e irride le migliori occasioni nelle quali si potrebbero svelare profondità di pensiero, occasioni di emancipazione per solitarie sensibilità. Perciò molti poeti tornano ad essere “impegnati”, “civili”, oppure a schernirsi, a rinnegare la propria esemplarità>.

Il poeta Rolando D’Alonzo

 

E parlando di poeti non poteva non recensire l’altro amico, Rolando D’Alonzo <che in “Kreutzberg” esibisce una poematica tensione narrativa, attuando una scrittura memoriale che non è personale, ma delle cose, come se le cose potessero averne una, di memoria, e rabdomantica, pronta a inquadrare le vicende che negli oggetti si sono rapprese. Archeologo che sente la parola come un reperto tra i reperti, come lo scarto irriducibile che si crea tra la storia e il quotidiano, tra il passato e il futuro, tra una voce impersonale appartenente all’Inconscio collettivo e il tempo, specie di sentimento direzionale che sopraggiunge all’orecchio del lettore come una musica o un’onda stereofonica, D’Alonzo assume le fattezze di un estraniato Omero, notomizzatore dell’eterno disfarsi e rinnovellarsi della scansione stessa del tempo nel verso>.

Noi, cara Marilia, faremo in modo di continuare a tenere accesa la fiamma della bellezza, anche se oggi urge tenere accesa la fiamma della speranza per vedere realizzato il tuo sogno, quello di una biblioteca al servizio della conoscenza collettiva.

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