Didattica a distanza: “non sacrifichiamo il dialogo umano con i nostri ragazzi”. Di Alessia Di Cristofaro e Chiara Romagnoli, secondaria di I grado “R. Ortiz”

L’emergenza che si vive in questi giorni e l’urgenza di essere costretti a “ridisegnare” le nostre vite secondo abitudini e ritmi diversi dal solito, hanno dato una nuova impronta anche alla realtà scolastica vissuta da alunni, docenti e genitori.

La difficoltà di sentirsi chiamati “in prima linea” a garantire la continuità didattica con mezzi e strumenti, la cui gestione ottimale è spesso padroneggiata solo da un ridotto numero di docenti, non ha tuttavia scoraggiato questi ultimi dall’attivarsi prontamente addirittura solo poche ore dopo la chiusura della scuola. In un vorticoso rincorrersi di informazioni, confronti e riscontri sulle modalità di approccio e di utilizzo degli strumenti per far proseguire “a distanza” il percorso formativo ai nostri ragazzi, noi insegnanti abbiamo raccolto la sfida di “esserci” per i nostri alunni, anche al di fuori delle mura scolastiche.

Ma dopo i primi giorni di un frenetico avvio di piattaforme e altri canali di contatto con gli alunni, all’improvviso noi educatori ed insegnanti ci siamo ritrovati di fronte a un PC con la consapevolezza di dover fare ben altro che semplicemente “tecnologizzare” la nostra didattica e far sentire la nostra presenza ai ragazzi in termini puramente istituzionali.

Ci si è subito resi conto che  la didattica a distanza non può, e non deve, rappresentare il paradigma di un’asettica assegnazione di compiti e consegne e del loro svolgimento  da parte di ragazzi che si sono visti all’improvviso sottrarre ciò che sostanzia davvero la scuola: un’esperienza prima di tutto  umana, fatta di sguardi, contatto, empatia tra tutti coloro che, seppur con ruoli diversi, partecipano al dialogo educativo. In questo momento la scuola viene chiamata come non mai a proporsi ai nostri ragazzi come un punto fermo a cui aggrapparsi, e  noi  insegnanti si diventa il veicolo e il tramite di questa presenza, che per molti di loro rappresenta anche l’ancora di un riscatto familiare, più ampiamente, sociale…

Dunque, gli inglesi direbbero “handle with care”, “maneggiare con cura”… ci si trova di fronte alla necessità di far davvero prevalere uno scambio  più umano che scolastico con questi nostri ragazzi, puntando a sostanziare la nostra professionalità docente del giusto equilibrio, spesso molto difficile da trovare, tra la trasmissione dei contenuti e quella “leggerezza” e apertura mentale che ci permetta di dare sempre la priorità al rispetto delle attitudini dei ragazzi, ai loro tempi di apprendimento,  ma soprattutto in questo momento, alle loro incertezze, ansie e timori.

Dunque gli esercizi di Inglese, il tema di italiano, il problema di matematica ben vengano, ma nel nostro presente fatto di assenze e di distanze fisiche, si spera che non rappresentino il fulcro di questa tanto citata “didattica a distanza” che, per noi docenti, rappresenterà un’opportunità formativa importante, solo se faremo nostra la necessità del non dover mai sacrificare un dialogo umano e vero con  i nostri ragazzi in nome del “dover imparare a tutti i costi” nel senso più tristemente nozionistico del termine.

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