L’aiuto indispensabile dei volontari del NOT. In città hanno mitigato le conseguenze del lockdown arrivando in ogni angolo

Gli “angeli della porta accanto” – per dirla con le parole di papa Francesco – sono anche loro, i volontari del NOT- Nucleo operativo Teate.  Dal 9 marzo, inizio del lockdown, hanno attraversato la città di Chieti in lungo e in largo per portare il loro aiuto e offrire un servizio a chi all’improvviso non è potuto più uscire da casa e aveva esigenze specifiche. Solo con l’allentamento delle restrizioni del 4 maggio i volontari, appartenenti al Dipartimento della Protezione Civile, hanno visto un alleggerimento del carico di lavoro: “il primo piatto di pasta l’ho mangiato dopo due mesi di panini e colombe pasquali” dice Antonio Mancini il presidente del NOT, che traccia un bilancio di questo periodo drammatico . “Sono stati due mesi molto duri, come responsabile del coordinamento avevo il telefono collegato h 24  al COC, Centro operativo comunale. Abbiamo risposto a tre tipi di servizio: per il Pronto spesa i nostri volontari andavano nelle case delle persone che chiamavano il Coc, prendevano i soldi lasciati sull’uscio, facevano la spesa e la consegnavano lasciandola fuori dalla porta. Si sono alternati 300 volontari su più di 500 interventi. Per il Pronto farmaco i volontari andavano nelle farmacie per ritirare i farmaci e li lasciavano sull’uscio. Non solo, il servizio era destinato anche ai malati cronici e si faceva la spola tra centri specializzati, farmacia dell’ospedale, reparto di malattie infettive. Più di una volta abbiamo collaborato con le associazioni di Protezione Civile di Pescara incontrandoci a metà strada per passare i farmaci. Gli interventi sono stati circa 150. Infine siamo intervenuti per il Pronto scuola: abbiamo aiutato le scuole Antonelli, G.B. Vico, Vicentini a consegnare Tablet e PC a circa 60 studenti”. Per il momento il Coc continua a rimanere aperto e dopo il 18 maggio, quando molte attività riapriranno, si dovrà valutare.

Il presidente del Not Antonio Mancini

Gli stessi volontari hanno aiutato la Fondazione del Banco di Napoli a consegnare 100 pacchi alle famiglie in difficoltà che “in questo periodo sono cresciute a dismisura: ho visto tanta gente piangere – racconta Mancini – non avevano di che mangiare, qualcuno pensava perfino di farla finita. Per loro ho creato un contatto con la Caritas, almeno per far fronte nell’urgenza a questa situazione. C’è stato tanto lavoro, dispiacere e paura. È stato faticoso anche rispettare tutte le regole per una corretta igiene. Per assurdo il terremoto ci faceva meno paura, perché in quel caso il ritorno alla normalità era solo questione di tempo, qui abbiamo di fronte un nemico invisibile e non riusciamo a prevedere il ritorno alla normalità. Ho la forte percezione che ci sarà un aumento della povertà”. Il presidente del NOT parla di terremoto in quanto dal 2009 la sua associazione di volontariato è intervenuta negli eventi calamitosi che si sono verificati su tutto il territorio nazionale, compreso quello tragico di L’Aquila dove ha gestito la logistica sulle macerie e nelle tendopoli.

Una parte dei volontari ha avuto una formazione sul rischio frequentando corsi di BLS, BLSD, antincendio boschivo. Infatti l’associazione è affiliata alla Vigilanza antincendio boschivo e fa parte della Consulta nazionale di Protezione Civile. Ha anche stipulato un Protocollo col Cives, associazione infermieri, pure essa appartenente al Dipartimento di Protezione Civile, che possiede un ospedale da campo da affiancare nella logistica.

La tendopoli della salute con il sindaco Umberto Di Primio

Il Not è nato a Chieti nel 2005. Nel 2015 ha inaugurato la sede di via dei Frentani 393. Per la città rappresenta la possibilità di avere sempre una forza su cui contare, che non è solo quella della preparazione negli interventi, ma anche la consolazione di un sorriso.

 

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