Ottantaquattro anni e tanti interessi coltivati nel suo laboratorio delle Cinque Palazzine. L’esperienza multidimensionale di Salvatore Copertino

Dalla tradizione al mito, dalla scienza alla storia, dalla fotografia all’archeologia. Gli 84 anni di Salvatore Copertino sono pieni di interessi e curiosità in campi molto diversi tra loro. Autore di numerosi piccoli studi, è stato sempre mosso dalla voglia di scoprire storie e animato dal desiderio di divulgarle. Chiuso nel suo studio nel quartiere delle Cinque Palazzine, non molto lontano dalla sua abitazione, pensa, escogita, sperimenta.

Particolare della foto di S. Copertino pubblicata nel catalogo “L’Artigianato che va scomparendo”

È nato a Torricella Peligna, Salvatore, e a questo paese ha dedicato una parte dei suoi numerosi libri che invece riservano consistente spazio alla sua città adottiva, Chieti. Appassionato di fotografia ed ex fotografo alla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, quarant’anni fa ha partecipato al primo concorso fotografico “L’artigianato che va scomparendo nella provincia di Chieti”, svoltosi nei locali della Bottega d’Arte della Camera di Commercio a Chieti su iniziativa dell’Associazione Teatina degli Artisti, in collaborazione con il Comune di Chieti e il Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo – responsabile Umberto Marrocco e animato da Lida Buccella – con sede al Villaggio Celdit. L’argomento a quei tempi era molto sentito visto l’industrializzazione della vallata, a Chieti Scalo, che aveva di fatto avviato l’espropriazione di tradizioni, storie e costumi della società. Il lavoro organizzato nelle fabbriche era al centro di un vivace dibattito in cui si sosteneva la privazione della dimensione umana e l’impossibilità di rendere il lavoratore partecipe delle proprie scelte all’interno della comunità in cui viveva.  Di quella mostra resta testimonianza in un catalogo edito da Marino Solfanelli che riporta dati, racconti e foto di barbieri, tappezzieri, fabbri, maniscalchi, carradori, chiochiari, bastai, liutai, ceramisti.

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e, nel frattempo, si è ridestata la consapevolezza dell’importanza dell’artigianato. Nel nuovo Centro polivalente gestito da Chieti Solidale srl, che è sorto dopo il Centro Servizi Culturali sempre nel Villaggio Celdit a Chieti Scalo, la tradizione continua a rappresentare l’orizzonte e la chiave culturale, patrimonio di esperienze e conoscenze da riportare alla memoria. Sono i laboratori delle Sferruzzanti e della Lettura i principali artefici di uno sguardo allungato sulla tradizione che in periodo di pandemia è stato antidoto all’angoscia alleviando la solitudine nell’isolamento. Osservare antichi riti e comportamenti del passato può riconnetterci a una rete comunitaria del sentire e ispirare nuovo coraggio, determinazione e creatività, indispensabili per aprire nuove opportunità e rendere possibili cose altrimenti inimmaginabili.

La carriera di Salvatore Copertino inizia come parrucchiere ma, come in ogni attività che svolge, si è appassionato a tal punto da diventare esperto in Tricologia seguendo anche studi universitari. Ha insegnato nelle Scuole per parrucchieri Anau e all’Accademia del Centro Regionale Acconciatori Unificati, entrambi di Chieti. È iscritto alla Società Italiana di Tricologia Firenze e ha tenuto corsi di Archeologia e Igiene dei capelli. Ha pubblicato una Collana di quattro volumi sullo studio dei capelli: Storia dell’acconciatura italiana; Microscopia, colorometria e chimica dei capelli; Anatomia, fisiologia e tecnologia dei capelli, e lo studio “I capelli se li conosci sai come trattarli“.

Il suo ultimo libro, “La difesa di Chieti dai Saraceni. Una suora salvò Chieti dall’invasione dei Saraceni”, ripercorre l’opera di Giacomo De Nicola Melilla (Tabula Fati Editore), nato a

Foto di S. Copertino, inserita in “La difesa di Chieti dai Saraceni. Una suora salvò Chieti dall’invasione dei Saraceni”

Chieti nel 1833 e che in stile epico ispirato a Torquato Tasso racconta una storia di resistenza della città di Chieti, salvata nel IX secolo dall’invasione dell’esercito musulmano di Solyman Pascià grazie al coraggio della suora Maria Splendore, per intercessione di san Giustino. Per Copertino la citazione dell’opera di De Nicola è un pretesto per far conoscere alcuni edifici di Chieti come la chiesa di Santa Chiara, i complessi monastici del quartiere Trivigliano, l’attuale monastero di Santa Chiara.

A Chieti è dedicata l’opera “Dall’Acropoli alle Terme: passeggiata immaginaria dell’antica Teate”. Composta di tre volumi – Il Foro e l’espansione della città; Il Teatro, le Terme e gli Uomini illustri; l’Acropoli e l’Anfiteatro -, ha un intento divulgativo, pensato per chi vuole approfondire la conoscenza della città.

Il Guerriero di Capestrano” è un altro libro di Copertino, nato dopo aver esercitato il lavoro di fotografo alla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo.  Dalla sua conoscenza della tecnica fotografica sono nati i libri “La fotografia è arte?” (Editrice Sigraf) e “Impressionismo fotografico” nei quali l’autore spiega e porta l’impressionismo fotografico nel mondo artistico della pittura. Tanti sono anche i romanzi scritti, molti ambientati nella sua terra natale. Infine non si può non ricordare “La teatinità di Gabriele D’Annunzio” e la suggestiva ipotesi sull’origine della parola “pizza” nel piccolo libro “La pizza è nata a Torricella Peligna (Editrice Sigraf)”.

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