Villaggio Celdit

È il confine geografico della nostra area-progetto.

villaggio Celdit

Il Villaggio Celdit di Chieti prende il nome dalla Cellulosa d’Italia CEL.D.IT., poi Cartiera CIR. Un quartiere costruito per ospitare gli operai dell’industria della cellulosa dei fratelli Pomilio, nata nel 1938 dopo la messa a punto di una tecnica allora all’avanguardia.  Negli anni ’70 il solo reparto di produzione della cellulosa contava oltre 700 dipendenti. Via via, con il tempo e con scelte politiche e imprenditoriali che portarono alla definitiva chiusura dello stabilimento nel 2008, il Villaggio si è trasformato in un quartiere periferico nell’accezione di “marginale”, che sta ai margini, chiuso nel suo perimetro, nonostante la vicinanza al Campus dell’Università “G. D’Annunzio”.

Nel 2000 l’Amministrazione comunale di Chieti decide di avviare un servizio rivolto ai giovani, un centro di aggregazione. Questo ha permesso di porre la prima pietra per ciò che, pian piano, è diventato un percorso di rinascita del quartiere. Si parte da un prima, la chiusura del Centro servizi culturali con la sua biblioteca, e un dopo: la nascita del Centro di aggregazione giovanile voluto dall’amministrazione comunale, Assessorato alle Politiche Sociali, come a voler ripartire con una nuova storia rivolta al mondo giovanile e alle sue istanze.

La cartiera

Nel 2008 la fabbrica verrà demolita, quando la trasformazione edilizia del Villaggio era già iniziata. Nel 1974 furono abbattute molte case abitate dagli operai che nel frattempo erano state acquistate dallo Iacp, oggi ATER (Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale), e al loro posto sorsero palazzi insieme ad altre nuove costruzioni vicine. In questo Villaggio Celdit sempre più popoloso e con molti meno negozi di vicinato, nel 1982 fu istituito, in piazza San Pio X, un Centro Servizi Culturale trasferito da via Torquato Scaraviglia, dove era in funzione dal 1968. Il Centro, gestito dalla Regione Abruzzo, conteneva anche una biblioteca con 15 mila libri e aveva come responsabile Lida Buccella. Successivamente, sotto la stessa gestione, diventò Agenzia per la Promozione Culturale e vide il suo periodo più florido negli anni ’90 quando fu dotato di buoni finanziamenti. C’erano entusiasmo e grandi iniziative aperte al pubblico. Nonostante un importante movimento popolare nato per contrastare decisioni calate dall’alto, il Centro chiuse nel 2000 e fu trasferito nella parte alta della città di Chieti, in via Della Liberazione. In seguito all’ultimo terremoto, il Centro è stato chiuso definitivamente, privando la città anche di quel ricco patrimonio librario che aveva contribuito a mantenere il Villaggio attivo e popoloso.

La biblioteca di Piazza San Pio X aveva rappresentato un luogo di incontri, di socializzazione e di opportunità culturali. Lasciare quel luogo completamente vuoto aveva significato togliere ulteriormente opportunità a un pezzo di città che aveva già iniziato a dare preoccupanti segnali di sofferenza sociale perché suo malgrado oggetto di cambiamenti troppo repentini.

L’opportunità del Piano di interventi a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, meglio conosciuta come legge 285-28 agosto del 1997 (Disposizioni per la promozione di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza), offre all’amministrazione comunale di Chieti l’opportunità finanziaria per istituire un centro di aggregazione giovanile, affidandola all’Associazione di Volontariato I.A.P.A. coordinata dalla sociologa Fabiola Nucci. L’amministrazione comunale e l’Assessorato alle Politiche Sociali hanno voluto utilizzare gli spazi lasciati dalla biblioteca del Centro servizi culturali per un Centro di aggregazione giovanile denominato Centro ragazzi 2000.Accanto alla prima pietra – il Centro ragazzi 2000 – nascevano altri servizi ed esperienze, agenti moltiplicatori di un quartiere in crescita. 

Questo grande fermento di lì a poco avrebbe subìto una profonda “stagnazione” nel passaggio molto difficile dell’affidamento di questa realtà all’Azienda speciale multiservizi Chieti Solidale, oggi Chieti Solidale srl, che nel 2007 ha avuto in affidamento i servizi socioassistenziali ed educativi del Comune di Chieti, sempre coordinata dalla sociologa Fabiola Nucci. Dall’iniziale sbandamento, però, è stato possibile piano piano costruire le basi per un rifiorire della vivacità di quella comunità.La Srl è stata in grado di porre i riflettori sul quartiere con l’obiettivo di mobilitare nuove energie e nuove opportunità per superare definitivamente questa durissima situazione di stallo. La svolta è arrivata con la costituzione della RETE PER IL VILLAGGIO partita con 10 associazioni, e a oggi già aumentate: si sono susseguite tante attività ed eventi con l’obiettivo di coinvolgere gli abitanti del quartiere, anche i più fragili, guardando a coloro che sostano giornalmente in piazza e che in questi anni sono stati spettatori silenziosi delle azioni di cura di Chieti Solidale. Si era fermamente convinti che fosse necessario trovare le cellule staminali capaci di innescare un’azione comune di rigenerazione sociale. La proposta di un gruppo di donne – alcune volontarie delle associazioni con le quali Chieti Solidale già collaborava e alcune donne del quartiere – di avviare un laboratorio di Urban knitting denominato Sferruzziamo per il Villaggio, e non solo è stata la cellula staminale. Le donne, attraverso il lavoro a maglia e all’uncinetto, hanno scelto di “riappropriarsi” degli spazi e degli elementi urbani in modo collettivo. Le altre donne del quartiere, e non solo, sono state invitate a riunirsi in un gruppo conviviale per lavorare all’uncinetto o a maglia.